…è la mia (quasi) unica risposta da qualche tempo a questa parte alla domanda “Come va?”
Tirèmm’innànz per tanti motivi, di cui avrei dovuto parlare sul blog ma che mi hanno ogni volta scheggiato i metaforici maroni a un livello tale che ho preferito soprassedere e stare un pò ad autocommiserarmi (che mi piace tanto, come mi rimprovera il Compagno; per la cronaca, “autocommiserarsi” suona moooolto meglio di “piangersi addosso”, e mi butti anche un pò meno merda addosso…con affetto, neh!).
Comunque, se i miei 25 lettori dovessero essere preoccupati per gli eventi al momento non narrati sul blog, niente paura! Appena mi salta il ticchio li pubblico, belli in ordine e retrodatati a quando sono successi nel mondo reale (l’ho già fatto, nel caso non ve ne foste accorti, e non ho paura a rifarlo, in barba a qualunque principio logico o morale sia sotteso all’ontologia dell’ente “blog”). Se invece i 25 lettori si sono offesi per gli eventi non narrati o per i post retrodatati, beh, seguano la naturale legge del Cavazza.
Tirèmm’innànz perchè, evitata (putroppo?) la residenza a Villa Arpies, ho trovato posto in uno PsychoAppartamento. Sarà destino, no? Destino come vox media, in questo caso reso meglio dal termine sfiga. Metà delle occupanti dell’appartamento sono psicotiche. La medesima metà è fornita di camere singole. Tre quarti sono lungoresidenti. Un quarto lavora, è sociopatica, persegue il rispetto e il “vivi e lascia vivere” (che tradotto sarebbe “se c’è da pagare per qualcosa di serio, pago; se c’è da pulire perchè è sporco pulisco; per il resto, ognuno i cazzi suoi, prego”). Ma la metà psicotica non solo appare come l’opposto di questo paradigma, no: ogni tanto dicono o fanno cose per cui resto a fissarle con gli occhi sbarrati qualche secondo di troppo, chiedendomi se per caso non sono su Scherzi a Parte o (peggio) quante ce ne sono così là fuori, con la patente, il diritto di voto e un utero idoneo alla riproduzione.
Tirèmm’innànz perchè non so se sto facendo bene a tentare un Ph.D. nella stessa università dove ho studiato. Conta quello che imparo, o quanto viene fuori bello il CV? No, perchè magari qui imparo tanto, ma non sempre suona bene restare sempre lì…anche perchè…
Tirèmm’innànz perchè dopo un anno di tesi in un ambiente socialmente ambiguo (dove siamo tutti amici, ma non hai ancora finito di voltarti e già altri ti dicono dietro; dove dici qualcosa, e viene piegato e frainteso a bella posta da altri fino a diventare il suo doppio immorale; dove non ci sono regole rigide, ci si accorda a voce, ma secondo un codice di leggine e codicilli non scritti che il diritto della Dinastia Tang lo padroneggi istintivamente meglio, etc etc etc), in un ambiente però meraviglioso per la ricerca, dove c’è qualche testa davvero “avanti”, dove ci sono tutti gli strumenti che uno può sperare, dove ci sono aziende che ogni tanto ti danno soldi per la ricerca e ti tengono coi “piedi per terra”, etc etc etc, ecco, ora sto facendo proprio lì una borsa di ricerca. Dovevo andarmene per l’aspetto sociale o restare per l’aspetto tecnico-formativo?
Tirèmm’innànz perchè sono in una città che non mi è mai piaciuta tanto. Forse non l’ho mai vissuta come dovevo, ma io Bologna e la sua alterigia, i Bolognesi D.O.C. col loro accento nasale e il loro senso di superiorità verso troppi, la zona universitaria sempre sporca, gli affitti troppo cari e le case troppo vecchie, io non li mando giù.
Tirèmm’innànz perchè lui sta finendo una tesi in Svezia, lei è in partenza per fare una tesi in Danimarca, e lui (mannaggia, è talmente un bravo ragazzo che non ha neanche un blog!) dopo un anno di fetido lavoro finalmente va in “missione” da un cliente in Egitto.
Io? No (al momento). Sono stata in Germania, sono stata in USA. Sono stata, prima di loro. Speriamo, dopo aver arrancato un po’ in salita, di recuperarli, tipo Don Camillo e Peppone in bici (soprattutto col sorrisone reciproco, eh, e magari con una birrettona-fatta-a-mano dal nonblogger a raccontarsi i viaggi e a fare la serata slideshow - che sarebbero le technodiapo borghesotte dei nostri genitori).
Tirèmm’innànz perchè la persona più importante della mia vita non è con me, dopo 5+5 anni che ci conosciamo+vogliamo vedere cosa riusciamo a fare insieme in ’sto mondo. Passi, per carità, non è mica questo il problema. Il problema è che, per tante ragioni inoppugnabili dal lato logico, si è chiuso in casa con i suoi per mettere una buona volta all’angolo l’Università. Auspicabile, peccato che così tutto quel che fa è studiare, correre e moddare - e dopo 30 secondi io ho finito gli argomenti di conversazione. Mi tira l’anima chiedergli ogni giorno “come va con lo studio?” perchè al telefono senti che gli crolla la faccia, sembra che gli metti fretta e gli rinfacci quel che è e non è, “come è andato l’allenamento” perchè al di là di termini tecnici imparati, gare seguite e tante partecipazione affettiva, tu che non corri non capisci cosa ci sia nell’andare in pista a sputare l’anima; vorresti capire anche tu, scendi anche in pista con tempi e tute improbabili per provarci, ma niente, quella magia non è tua, e al di là di qualche cifra non riesci ad andare; “come va coi tuoi?” mi ricorda che è esattamente nel posto in cui non avrei mai più voluto vederlo, e che tanto finchè non sarà arrivato allo scontro fisico o giù di lì per lui qualunque screzio sarà sempre un avvenimento di poco conto, che mi racconta giusto per non tenermi al’oscuro, ma che tanto… (sono i miei genitori, cosa ci posso fare, vabbè, etc etc etc). Gli chiedo poco, perchè io chiedo male, e se chiedo mi sento peggio a sentire le risposte. Ma se non chiedo mi sento tagliata fuori ogni giorno di un pezzo dalla sua vita.
Tirèmm’innànz, comunque.