Česky in progress

9 Maggio 2008

A metà aprile sono stata “in missione” a Praga un paio di giorni. Vi ricordate? Il mio supervisor ed io eravamo rimasti in parola col Catalista dagli Occhi di Ghiaccio per andare a fargli visita e pianificare un progetto di ricerca (per la conquista del mondo, ovviamente) congiunto.
Mentre andavamo al Marconi a prendere l’aeromobile, il mio supervisor si ricorda di dirmi che pensava di mandarmi a Praga per tre mesi. A settembre. Di quest’anno. Sempre se non do fastidio là da loro, eh. E fra le varie cose stiamo andando dal Catalista dagli Occhi di Ghiaccio per dire anche a lui questa novità.

Ottimo.
Se uniamo a questo progetto la mia intrinseca follia e l’occasione di avere in dipartimento fra i dottorandi del mio ciclo una ragazza della Repubblica Ceca….esatto, ogi ho acquistato una grammatica di ceco.
Stampata nel 1994, impostazione grafica essenziale (fra una vecchia grammatica di latino e un testo di marxismo-leninismo dell’ex-URSS), sintetici ma abbondanti i contenuti.

Un paio di chicche, in anteprima:
“Il sistema vocalico ceco è diverso da quello italiano” Bene. in ceco si hanno vocali brevi e lunghe”. Ah-ha. E poi?
“il sistema consonantico ceco comprende 25 consonanti [...] Importante è la distinzione fra consonanti dolci, dure ed ambigue” Solo per l’ultima classificazione, questa lingua mi piace già.

“Gruppi consonantici

Nella pronuncia colta, i gruppi consonantici si pronunciano.” Ecco.
Due paroline in più su pronuncia colta e bbburina, su come effettivamente vanno pronunciati e che grado di libertà mi posso prendere? No.
Però qualche pagina più in là ti dice come si pronuncia un avverbio a seconda se sei in Boemia o in Moravia.

Ah, e c’è pure il glottal stop. Mi sono rovinata con le mie mani.

Na shledanou.


Quando neanche il caffè ha senso

24 Aprile 2008

Giornata inutile. Non riesco a capire se sto lavorando o no, se mi sto stancando o sono già stanca, se quello che sto facendo è utile o no, ha senso o no.
Ma so per certo che mi stanno prendendo in giro in molti. In troppi.
Ben mi sta, è giusto pagarle, le ubbìe accademiche.

Una giornata talmente inutile che non vedo il motivo di prendere un caffè.

Vado a perdermi in un bicchiere d’acqua, per restare in sintonia organolettica.


Solo per stavolta…

23 Aprile 2008

…o Signore della Chimica Accademica, fa’ che la meritocrazia si ammali leggermente per qualche giorno, dimodochè stimatacollega venga presa per quel diavolo di dottorato extracomunitario e sparisca dalla circolazione.

Amen

EDIT (dopo neanche 1h con lei): Ti prego. Tipregotipregotiprego. Ti plplplplplplpleeeego, Eddie!!


Gli esami non finiscono mai…ma per ora…

21 Gennaio 2008

Fatto.

Dopo uno spasmodico impegno per l’esame di dottorato, si è conclusa anche la mia epopea dell’Esame di Stato.
Dopo 2 scritti, 1 orale, 1 prova pratica (che tutti noi pensavamo si sarebbe svolta in laboratorio - siamo chimici o matematici? - e invece si è trattato di un 3o compitino scritto con domande semi-pratiche), 5 giorni di attesa dei risultati (contro IL giorno promesso dalla commissione), finalmente io e i miei compagni di sventura abbiamo scoperto magno cum gaudio di essere stati tutti promossi.

Meno male. Non so se avrei speso altri 250 euri per ri-provare l’abilitazione all’ammissione ad una corporazione medievaleggiante il cui scopo sarebbe esercitare un virtuoso controllo di qualità ma talvolta diventa un meccanismo di creazione e rafforzamento di caste.


Alea iacta est

18 Dicembre 2007

Fatto.

Mi sono qualificata per il Dottorato (4a su 14 - ma credo avrei potuto fare di meglio - diciamo che non ero poi così motivata - in fondo va più che bene, per avere preparato lo scritto in 1 giorno e l’orale in 3h), e ho consegnato in Segreteria tutti gli incartamenti.

Da qui non si torna indietro. (non è vero, ma mi tocca dare un minimo di pathos a ’sti post, sennò non c’è gusto).

P.S.  E’ proprio vero che laurearsi ti cambia il mondo attorno: cavolo, da studente quando mai gli impiegati delle Segreterie ti sorridono, ti spiegano passo passo le procedure burocratiche, ti prestano la penna per compilare i moduli e ti dicono “non c’è fretta, faccia con comodo” mentre compili quell’ennesimo foglio di documentazione che ti era sfuggito?


Impianto CC

14 Dicembre 2007

Allora…io il mazzo per qualcosa che mi interessa me lo faccio sempre volentieri ( e scusate il francesismo), però…

  • se ti faccio vedere il progetto dell’impianto, mi dai un paio di consigli per migliorarlo, lo ripenso e al secondo progetto mi dai l’OK
  • se viene in mente a me di farlo in modo che si possa usare un vecchio sgabello come (quasi)supporto
  • se passo una mattina in Dipartimento, senza corrente elettrica, al quasi freddo, mentre i miei amicicolleghi (sì, ne ho!) vanno in fumetteria, ad assemblare l’impianto
  • se mi metto a usarlo senza mai chiederti niente su come funziona, cosa devo girare quando, etc (epperforza, l’ho progettato io!)

Mannaggia al beccobunsen, ti spiacerebbe evitare di guardare l’impianto e dire “Ah, adoro quando faccio di queste cose

Quando fai? Per carità, io provo per te un’enorme riconoscenza, stimatosuperiore, per tutto quello che ogni giorno hai voglia di insegnarmi, ti ritengo davvero capace e disponibile. Ma proprio per questo, non rovinare tutto con frasi fatte infelici verso chi tiene al proprio lavoro.

Altrimenti dovrò mettere un logo CreativeChemistry - BY - NC (attribuzione - non commerciale) sul mio impianto.


ChemAttack

28 Novembre 2007

Oggi finalmente, dopo due settimane passate a dare esami, a leggere e catalogare articoli astrusi e a fingermi in fondo occupata a fare qualcosa di fondamentale (non che non fossi occupata: era il “in qualcosa di fondamentale” la grande menzogna messa in scena) sono riuscita a fare qualcosa di utile per la mia ricerca.

Siamo arrivati al punto in cui lo strumento funziona (anche se ogni tanto fa cose che lui ritiene giuste, ma di cui non si degna di dare spiegazioni a noi che, in fondo, “siamo solo umani”), l’accessorio per prove ad alta T / alta P / in flusso e quant’altro è installato (il suo software no, ogni volta lamenta la mancanza di qualche nomeignoto.dll o l’inaccessibilità di qualche altro xyznocciuolino.krn…prodigi di Windows), il circuito di raffreddamento flussa e le bombole dei gas sono arrivate.
Bisogna “solo” preparare il sistema di gestione gas.

E via: ChemAttack.

  • Prendete del plexiglas. Una piccola lastra, anche malconcia e palesemente di risulta. Fatto? Bene.
  • Fissate il pezzo in una morsa da tavolo, e con una sega (manuale!) ad arco tagliatelo di misura per il vecchio sgabello di legno cui lo fisserete (eh sì, il convento di più non passa…)
  • Quando il vostro advisor nota quello che state facendo, vi guarda allibito e vi chiede se non ci sono ragazzi che lo facciano al posto vostro, sorridete e dite che “state mettendo via competenze per il futuro” (sic!). Fatto? Bene.
  • procuratevi un trapano. Grosso e pesante. Fatto? Bene.
  • montate sudetto trapano una punta sottile. Eseguite poi correttamente dei fori nei punti in cui posizionerete le valvole per i gas e le fasce per tenere fissato il pezzo al supporto (sì, lo sgabello). Sapete eseguire correttamente dei fori con il trapano? No? Beh, io ho imparato oggi, se vi serve chiedete pure.
  • dato che gli steli delle valvole hanno un diametro di circa 1,5 cm (se non di più), montate ora sul trapano una punta che si avvicini a tale diametro e, sfruttando i fori appena fatti, ottenete dei fori quasi a misura. Fatto? Bene.
  • Ora, fate vedere il tutto al vostro McGyver di dipartimento. Lui apprezzerà e, in premio, domani vi porterà la sua amatafresatrice da casa per rifinire il lavoro.

A domani, bambini! Non mancate, dovremo svitare con delle brugole le valvole, montarle nel piano preparato oggi e rimontare tutto in modo che non perdano!
Ciao ciao!


Tre tipini Cechi…

9 Novembre 2007
Three blind mice. Three blind mice.
Tre tipini cechi, tre tipini cechi
See how they run. See how they run.
guarda come pubblicano, guarda come pubblicano
They all ran after the farmer’s wife
Tutti a Bologna a discutere incarichi
Who cut off their tails with a carving knife
una ricerca che il già noto travalichi
Did you ever see such a thing in your life
e tu, dottoressa, che in inglese qualche parola biascichi
As three blind mice?
il guardaroba per Praga verifichi?
(popolare anglosassone) (personalissima versione di Deinè - perdonatemi tutti!)

Oggi è arrivata una delegazione da un famoso istituto di ricerca di Praga. I loro nomi sono qualcosa tipo… tipo… impronunciabili.
Pare che siano buoni amici del mio referee il quale, dopo avere detto loro qualcosa che suonava come questa mia studentessa vi farà vedere i due strumenti con cui lavora. Non preoccupatevi, parla un ottimo inglese, chiedete pure qualunque curiosità, mi chiede di far vedere loro i potenti mezzi di cui disponiamo per la mia ricerca (e loro eccellono, nel mio ambito di ricerca).

Un scena dello stesso tenore poteva essere, che so: “Guarda, c’è qui Mauro Pagani. Tu, giovine musicista sperimentale, suona ben un pezzo o due, chè Pagani sente quanto siamo sperimentali.” Terra inghiottimi.

Comunque tutto bene, forse il mio inglese non è proprio ottimo, ma gli zampetti fuori ce li cavo; loro sono cortesemente attenti alle due boiate che dico, e mi chiedono pure qualche dettaglio tecnico su come configurerò gli apparati sperimentali.

Poi, alla fine della visita guidata, il boss dei tre (paurosamente somigliante a Franco Nero, oltretutto… -  perciò d’ora in poi “Il catalista dagli occhi azzurri”) mi dice che, se possibile, a Gennaio sarebbe meglio incontrarsi tutti a Praga.

A gennaio? Incontrarsi a Praga? Tutti chi?

Per fortuna il mio advisor non lesina spiegazioni: è in ballo un meeting per una collaborazione ad ampio spettro che coinvolge anche la mia ricerca. Trattandosi di centri accademici italiani, cechi, spagnoli e francesi, c’era qualche dubbio su dove organizzare fisicamente l’incontro…al quale parteciperò anche io!!

Yuu-huuuuu!! Direi che qualunque posto va bene, ragazzi. Anche Praga (per carità, città meravigliosa, ma a Gennaio, mi dicono, non c’è nemmeno la neve, dal freddo che fa…).

E anche per oggi il mio lavoro ha acquisito un senso…


Pungi qualcuno con uno spillo…

6 Novembre 2007

…e lui non ti dirà niente. Poi, appena ti sei voltato, si lamenterà con tutti che tu l’hai crocifisso.

Questa piccola parabola ad introdurre l’ennesima scena ai limiti della mia comprensione.

Laboratorio: come noto, mi hanno rifilato la postazione di lavoro in preparativa. Ne conosciamo pregi e difetti. Sono in una stanza dove passa un sacco di gente, ci fa cose, prepara sostanze più o meno pericolose e utili di quelle di partenza.
Per fare questo vengono usati un sacco di oggetti vetrosi da laboratorio (di cui, ricordiamo, sono una dei responsabili), un sacco di sostanze diverse, più dell’acqua, del sapone, dell’acetone e della carta per pulire. Sì, perchè lavorando è normale che qualcosa cada e sporchi un po’. E qui casca l’asino.

Proprio per mantenere un po’ di ordine e di fruibilità nella stanza ci sono ben tre “responsabili preparativa” - uno dei compiti-a-mio-parere-Cayenna, ricordate?

Uno sembra non esserci mai (oppure c’è sempre ma io non lo vedo, perchè no…), gli altri due lavorano in dipartimento da circa un mesetto prima di me (ci siamo laureati insieme) e ancora non hanno preso particolari iniziative di controllo e mantenimento della stanza (a parte una dei due, che ha cambiato i fogli per la prenotazione delle cappe aspiranti e della pressa - ma i secondi perchè gliel’ho detto io).
Fatto sta che un giorno in preparativa si sente un piacevole odore di cavallo morto; il ricercatore entra nella stanza, va alla bilancia digitale, da cui pare provenire l’odore, la vede per quello che è (ossia un ammasso di incrostazioni e depositi di polveri e liquidi ignoti) e si incazza come una biscia. Fra parentesi, tutti si lamentano sempre di questa bilancia perchè “il peso non è stabile quando ci metti qualcosa”. Grazie tante.
Il detto ricercatore passa 1h30′ della mattina a scrostarla, tirando accidenti e promettendo che così avanti non si va. Alla fine la bilancia è linda e pulita, e quasi funziona bene. In tutto questo un responsabile preparativa ha continuato a lavorare per conto suo nella stanza, senza dire nulla.

Alla fine del lavoro, il ricercatore chiama con calma il responsabile preparativa e gli fa “Guarda, stimatoborsista, ora la bilancia è a posto. Cerchiamo di fare in fare in modo che resti così il più possibile, e che chi sporca pulisca subito, senza lasciare lì a stratificarsi e a giustificare gli altri a fare altrettanto.” Il tono era pacato, la voce gentile. Io, al posto del borsista, avrei annuito e promesso di fare il possibile. Lo stimatocollega invece mugugna qualcosa sulla necessità di mettere un cartello che ricordi il retto comportamento. Intanto era comparsa l’altra stimatacollega responsabile della preparativa.

Il ricercatore se ne va. E la stimatacollega prorompe con tono lamentoso e lacrimevole, come una bimba, in “ma insomma, non è giusto! Noi che ci possiamo fare, qua gli altri mettono la merda, cosa ci dovremmo fare etc etc”. A contrappunto, lo stimatocollega si incazza come se gli avessero insultato la madre “Ma tanto deve andare così, no? Ognuno fa quello che gli pare e noi stiamo qui a prenderci i cazziatoni, no? Tanto lo sapevamo, no? etc etc etc”

Io non sapevo se ridere, piangere, o alzarmi in piedi e far vedere ai due cosa sia davvero un cazziatone.

La terza scelta l’ho evitata, non ho un grado nè un’anzianità superiore ai loro. Fra le restanti, ho scelto di sogghignare interiormente pensando alla miniaturizzazione cui può giugere l’animo umano.

Ah. Ah ah. Ah ah ah ah.


Tirèmm’innànz…

4 Novembre 2007

…è la mia (quasi) unica risposta da qualche tempo a questa parte alla domanda “Come va?”

Tirèmm’innànz per tanti motivi, di cui avrei dovuto parlare sul blog ma che mi hanno ogni volta scheggiato i metaforici maroni a un livello tale che ho preferito soprassedere e stare un pò ad autocommiserarmi (che mi piace tanto, come mi rimprovera il Compagno; per la cronaca, “autocommiserarsi” suona moooolto meglio di “piangersi addosso”, e mi butti anche un pò meno merda addosso…con affetto, neh!).
Comunque, se i miei 25 lettori dovessero essere preoccupati per gli eventi al momento non narrati sul blog, niente paura! Appena mi salta il ticchio li pubblico, belli in ordine e retrodatati a quando sono successi nel mondo reale (l’ho già fatto, nel caso non ve ne foste accorti, e non ho paura a rifarlo, in barba a qualunque principio logico o morale sia sotteso all’ontologia dell’ente “blog”). Se invece i 25 lettori si sono offesi per gli eventi non narrati o per i post retrodatati, beh, seguano la naturale legge del Cavazza.

Tirèmm’innànz perchè, evitata (putroppo?) la residenza a Villa Arpies, ho trovato posto in uno PsychoAppartamento. Sarà destino, no? Destino come vox media, in questo caso reso meglio dal termine sfiga. Metà delle occupanti dell’appartamento sono psicotiche. La medesima metà è fornita di camere singole. Tre quarti sono lungoresidenti. Un quarto lavora, è sociopatica, persegue il rispetto e il “vivi e lascia vivere” (che tradotto sarebbe “se c’è da pagare per qualcosa di serio, pago; se c’è da pulire perchè è sporco pulisco; per il resto, ognuno i cazzi suoi, prego”). Ma la metà psicotica non solo appare come l’opposto di questo paradigma, no: ogni tanto dicono o fanno cose per cui resto a fissarle con gli occhi sbarrati qualche secondo di troppo, chiedendomi se per caso non sono su Scherzi a Parte o (peggio) quante ce ne sono così là fuori, con la patente, il diritto di voto e un utero idoneo alla riproduzione.

Tirèmm’innànz perchè non so se sto facendo bene a tentare un Ph.D. nella stessa università dove ho studiato. Conta quello che imparo, o quanto viene fuori bello il CV? No, perchè magari qui imparo tanto, ma non sempre suona bene restare sempre lì…anche perchè…

Tirèmm’innànz perchè dopo un anno di tesi in un ambiente socialmente ambiguo (dove siamo tutti amici, ma non hai ancora finito di voltarti e già altri ti dicono dietro; dove dici qualcosa, e viene piegato e frainteso a bella posta da altri fino a diventare il suo doppio immorale; dove non ci sono regole rigide, ci si accorda a voce, ma secondo un codice di leggine e codicilli non scritti che il diritto della Dinastia Tang lo padroneggi istintivamente meglio, etc etc etc), in un ambiente però meraviglioso per la ricerca, dove c’è qualche testa davvero “avanti”, dove ci sono tutti gli strumenti che uno può sperare, dove ci sono aziende che ogni tanto ti danno soldi per la ricerca e ti tengono coi “piedi per terra”, etc etc etc, ecco, ora sto facendo proprio lì una borsa di ricerca. Dovevo andarmene per l’aspetto sociale o restare per l’aspetto tecnico-formativo?

Tirèmm’innànz perchè sono in una città che non mi è mai piaciuta tanto. Forse non l’ho mai vissuta come dovevo, ma io Bologna e la sua alterigia, i Bolognesi D.O.C. col loro accento nasale e il loro senso di superiorità verso troppi, la zona universitaria sempre sporca, gli affitti troppo cari e le case troppo vecchie, io non li mando giù.

Tirèmm’innànz perchè lui sta finendo una tesi in Svezia, lei è in partenza per fare una tesi in Danimarca, e lui (mannaggia, è talmente un bravo ragazzo che non ha neanche un blog!) dopo un anno di fetido lavoro finalmente va in “missione” da un cliente in Egitto.
Io? No (al momento). Sono stata in Germania, sono stata in USA. Sono stata, prima di loro. Speriamo, dopo aver arrancato un po’ in salita, di recuperarli, tipo Don Camillo e Peppone in bici (soprattutto col sorrisone reciproco, eh, e magari con una birrettona-fatta-a-mano dal nonblogger a raccontarsi i viaggi e a fare la serata slideshow - che sarebbero le technodiapo borghesotte dei nostri genitori).

Tirèmm’innànz perchè la persona più importante della mia vita non è con me, dopo 5+5 anni che ci conosciamo+vogliamo vedere cosa riusciamo a fare insieme in ’sto mondo. Passi, per carità, non è mica questo il problema. Il problema è che, per tante ragioni inoppugnabili dal lato logico, si è chiuso in casa con i suoi per mettere una buona volta all’angolo l’Università. Auspicabile, peccato che così tutto quel che fa è studiare, correre e moddare - e dopo 30 secondi io ho finito gli argomenti di conversazione. Mi tira l’anima chiedergli ogni giorno “come va con lo studio?” perchè al telefono senti che gli crolla la faccia, sembra che gli metti fretta e gli rinfacci quel che è e non è, “come è andato l’allenamento” perchè al di là di termini tecnici imparati, gare seguite e tante partecipazione affettiva, tu che non corri non capisci cosa ci sia nell’andare in pista a sputare l’anima; vorresti capire anche tu, scendi anche in pista con tempi e tute improbabili per provarci, ma niente, quella magia non è tua, e al di là di qualche cifra non riesci ad andare; “come va coi tuoi?” mi ricorda che è esattamente nel posto in cui non avrei mai più voluto vederlo, e che tanto finchè non sarà arrivato allo scontro fisico o giù di lì per lui qualunque screzio sarà sempre un avvenimento di poco conto, che mi racconta giusto per non tenermi al’oscuro, ma che tanto… (sono i miei genitori, cosa ci posso fare, vabbè, etc etc etc). Gli chiedo poco, perchè io chiedo male, e se chiedo mi sento peggio a sentire le risposte. Ma se non chiedo mi sento tagliata fuori ogni giorno di un pezzo dalla sua vita.

Tirèmm’innànz, comunque.