Ci scusiamo per l’interruzione

2 Marzo 2008

Le trasmissioni saranno riprese il più presto possibile.

Ad esempio, appena la mia vita presenterà una svolta significativa rispetto ad ora.

Non me ne vogliano tutte le persone che ogni giorno mi regalano compagnia, pazienza, consigli, storie, esperienza e sorrisi, ma finchè ogni volta che mi metto al pc non mi viene in mente altro da scrivere che lamentele su dove vivo, su quanto è difficile al giorno d’oggi riuscire a convivere serenamente fra estranei, su come e con chi vorrei convivere, su come alcune persone gestiscono o non sanno gestire la loro vita e via di seguito, beh, vuol dire che la mia testa è un po’ andata in saturazione su queste tematiche. Chissà perchè.

Però, prima di rompere le scatole ai volonterosi che mi leggono e prima di vergognarmi negli anni futuri con me stessa per essermi pianta tanto addosso, preferisco sospendere per un po’ la narrazione - cosa che in realtà avevo già implicitamente fatto: per onestà verso me stessa e gli altri, scrivo queste righe per spiegarlo a chi non vive nella mia testa e non può arrivarci per divina intuizione.

La parte positiva della cosa è quando mi rimetterò a scrivere sarà successo qualcosa di strafigo: rimaniamo tutti in fremente attesa di ciò.


10 piani di paranoia

7 Febbraio 2008

No, dico: quelle tre Moire (Orfei, naturalmente) in casa con me mi hanno tirato un cazziatone epocale neanche 2 settimane fa perchè non compro di persona la carta igienica (e non chiedetemi di spiegare di più, perchè è la volta che divento volgare - oppure, ripensandoci, potreste anche chiedermelo così almeno aumenterebero i commenti ed il dibattito sul mio blog).

Io l’ho comprata 10 giorni fa, e oggi è finita.

1 confezione da 10 rotoli / 10 giorni = 1 rotolo/giorno

…1 rotolo/giorno ?!?!?

No, vabbè: in tre contro una non mi ci metto neanche.
Spero solo che questo ritmo di consumo sia giustificato dal fatto che la mangiano, e perciò finiranno presto intossicate dalle morbide fibre di cellulosa (che, come noto ai più, ma non credo di certo a loro tre, noi umani digeriamo a fatica).


Poi ci sono anche le volte che il caso ti dà una mano

22 Gennaio 2008

No, davvero; se vi dicessi tutte le seghe mentali che mi sono fatta non ci credereste (se mi volete bene) o smettereste di volermi bene (se invece ci credete).

Lo so, i primi mesi sono stati orrendi. Chiaro che c’era tutto nuovo, e c’era poca convinzione da parte mia verso la vita (o almeno come stava andando).
A novembre volevo scappare in Olanda (
Perchè non in Messico? -Perchè non sono scema!).
A dicembre sono stata così brava che ho pure fatto dei regalini dolcissimi a tutte e tre le coinquiS (uguali per tutte - +10punti Diplomazia).

A gennaio, il miracolo: tutto sembrava andare bene, pulivo tranquilla la casa, compravo l’acqua in comune e quant’altro senza batter ciglio.  Si cenava insieme chiacchierando - i discorsi non erano esattamente da cenacolo intellettuale, ma erano accettabili.

Non vi dico le seghe mentali: 6 mesi di disdetta, nessuna certezza su dove e con chi andare a settembre (opzioni ne ho, ma non posso far firmare ai miei amici delle scritture private in cui si  impegnano a cercare casa con me) - disdico o no? Boh? Nessuna voglia di pagare il mese di agosto, ma… e se… non so… chissà…

 Oggi, coinqui#3 se ne è uscita che ad agosto va via, e dà la disdetta a breve. Poteva anche dirmelo quando sono entrata in camera, visto che le altre due sembrava lo sapessero già, ma vabbè. E’ vero che anche io potevo dirglielo prima - la correttezza che c’è in me!

Comunque, naturale come una fragola gusto abbacchio,  salto su anche io con la mia defezione per cause di forza maggiore.
Le due rimanenti sembrano reagire bene: non gliene frega nulla? Stanno già preparando spilloni e feticci in cera? Voglio vedere dove trovano dei miei capelli da metterci dentro, visto quanto puliscono casa…

Anyway, il meccanismo è in moto. Vedremo.


Giustificazione morale alla pigrizia

3 Gennaio 2008

In fondo era quello di cui avevo bisogno: un cellulare (il mio) che all’alba delle 7.50 comincia a tremare sul mio comodino come preda di spasmi atroci.
Raccolgo in fretta briciole di coscienza sparse un po’ in tutta la stanza e rispondo: è coinquilina #3! Che bello…

Lei fortunatamente ( mica a caso è la migliore delle tre) è chiara e concisa: è appena arrivata dal suo profondo Sud di residenza, vorrebbe tanto entrare in casa, ma a quanto pare bambolassassina (nota alle autorità competenti come coinquilina #1) prima di partire ha chiuso tutti i 12-13 catenacci a disposizione sullla nostra porta. Sfiga vuole che coinquilina #3 non abbia una delle chiavi necessarie, e quindi mi telefona per sapere se coinquiS #1 e #2 hanno poi lasciato un mazzo di chiavi al vicino (tralasciamo quell’aroma di cianuro verso terze coinquiline che sentivo trasudare dalle sue parole).

Io frugo nella mia memoria, ricordo lunghe riflessioni delle due sul fatto che era fondamentale per la nostra sicurezza lasciare un mazzo di chiavi a un residente nel palazzo e che anche il padrone di casa si era raccomandato di farlo, e quindi improvvida di un avvenir malfido le rispondo “Sì, probabilmente sì, avevano detto che era importante farlo”. Sapendo però con chi ho a che fare le ho detto di farmi sapere, chè nel caso le davo il numero del padrone di casa (e anche qui ci sarebbe da obiettare: nell’era dei cellulari non hai trovato un posto che sia uno in rubrica per il numero del tuo padrone di casa? Ma vabbè…).

Tempo trenta secondi e giunge il sms: serve il numero del padrone. A parte che mi immagino la scena di lei, con una valigia enorme, che alle 8 del mattino suona al campanello di uno sconosciuto chiedendogli le chiavi di casa: se ero io la sconosciuta avrei potuto tranquillamente tramortirla con un bastone e tornare a dormire dimenticando l’accaduto.
Le dò il numero agognato, appoggio il cellulare, mi preparo un the caldo, poi mi siedo comoda a immaginare la scena: lei sul pianerottolo al gelo, il padrone parte per il viaggio della speranza (di lei) da S.Lazzaro a Bologna con le chiavi, le liti successive con coinquiS #1 e #2 (caso A: preferito), o il silenzio e la rassegnazione che caleranno come un sudario quando saremo di nuovo tutte e quattro insieme (caso B: peggiore fra i due, ergo il più probabile).

In tutto questo coinquilina #3 deve ringraziare di cuore il fatto che la sera prima io sia stata così pigra da non spegnere i miei due cellulari, sennò colcavolocappuccio che stamattina mi trovava all’ora improba cui mi ha chiamato! Se fossi stata precisa e ordinata lei sarebbe ancora lì sul pianerottolo a cercare di scaldarsi con l’accendino!

Io, comunque, al 1° di febbraio dò i sei mesi di disdetta. Eccheccavolo, un anno di Psycoappartamento mi pare più che sufficiente! 


Tirèmm’innànz…

4 Novembre 2007

…è la mia (quasi) unica risposta da qualche tempo a questa parte alla domanda “Come va?”

Tirèmm’innànz per tanti motivi, di cui avrei dovuto parlare sul blog ma che mi hanno ogni volta scheggiato i metaforici maroni a un livello tale che ho preferito soprassedere e stare un pò ad autocommiserarmi (che mi piace tanto, come mi rimprovera il Compagno; per la cronaca, “autocommiserarsi” suona moooolto meglio di “piangersi addosso”, e mi butti anche un pò meno merda addosso…con affetto, neh!).
Comunque, se i miei 25 lettori dovessero essere preoccupati per gli eventi al momento non narrati sul blog, niente paura! Appena mi salta il ticchio li pubblico, belli in ordine e retrodatati a quando sono successi nel mondo reale (l’ho già fatto, nel caso non ve ne foste accorti, e non ho paura a rifarlo, in barba a qualunque principio logico o morale sia sotteso all’ontologia dell’ente “blog”). Se invece i 25 lettori si sono offesi per gli eventi non narrati o per i post retrodatati, beh, seguano la naturale legge del Cavazza.

Tirèmm’innànz perchè, evitata (putroppo?) la residenza a Villa Arpies, ho trovato posto in uno PsychoAppartamento. Sarà destino, no? Destino come vox media, in questo caso reso meglio dal termine sfiga. Metà delle occupanti dell’appartamento sono psicotiche. La medesima metà è fornita di camere singole. Tre quarti sono lungoresidenti. Un quarto lavora, è sociopatica, persegue il rispetto e il “vivi e lascia vivere” (che tradotto sarebbe “se c’è da pagare per qualcosa di serio, pago; se c’è da pulire perchè è sporco pulisco; per il resto, ognuno i cazzi suoi, prego”). Ma la metà psicotica non solo appare come l’opposto di questo paradigma, no: ogni tanto dicono o fanno cose per cui resto a fissarle con gli occhi sbarrati qualche secondo di troppo, chiedendomi se per caso non sono su Scherzi a Parte o (peggio) quante ce ne sono così là fuori, con la patente, il diritto di voto e un utero idoneo alla riproduzione.

Tirèmm’innànz perchè non so se sto facendo bene a tentare un Ph.D. nella stessa università dove ho studiato. Conta quello che imparo, o quanto viene fuori bello il CV? No, perchè magari qui imparo tanto, ma non sempre suona bene restare sempre lì…anche perchè…

Tirèmm’innànz perchè dopo un anno di tesi in un ambiente socialmente ambiguo (dove siamo tutti amici, ma non hai ancora finito di voltarti e già altri ti dicono dietro; dove dici qualcosa, e viene piegato e frainteso a bella posta da altri fino a diventare il suo doppio immorale; dove non ci sono regole rigide, ci si accorda a voce, ma secondo un codice di leggine e codicilli non scritti che il diritto della Dinastia Tang lo padroneggi istintivamente meglio, etc etc etc), in un ambiente però meraviglioso per la ricerca, dove c’è qualche testa davvero “avanti”, dove ci sono tutti gli strumenti che uno può sperare, dove ci sono aziende che ogni tanto ti danno soldi per la ricerca e ti tengono coi “piedi per terra”, etc etc etc, ecco, ora sto facendo proprio lì una borsa di ricerca. Dovevo andarmene per l’aspetto sociale o restare per l’aspetto tecnico-formativo?

Tirèmm’innànz perchè sono in una città che non mi è mai piaciuta tanto. Forse non l’ho mai vissuta come dovevo, ma io Bologna e la sua alterigia, i Bolognesi D.O.C. col loro accento nasale e il loro senso di superiorità verso troppi, la zona universitaria sempre sporca, gli affitti troppo cari e le case troppo vecchie, io non li mando giù.

Tirèmm’innànz perchè lui sta finendo una tesi in Svezia, lei è in partenza per fare una tesi in Danimarca, e lui (mannaggia, è talmente un bravo ragazzo che non ha neanche un blog!) dopo un anno di fetido lavoro finalmente va in “missione” da un cliente in Egitto.
Io? No (al momento). Sono stata in Germania, sono stata in USA. Sono stata, prima di loro. Speriamo, dopo aver arrancato un po’ in salita, di recuperarli, tipo Don Camillo e Peppone in bici (soprattutto col sorrisone reciproco, eh, e magari con una birrettona-fatta-a-mano dal nonblogger a raccontarsi i viaggi e a fare la serata slideshow - che sarebbero le technodiapo borghesotte dei nostri genitori).

Tirèmm’innànz perchè la persona più importante della mia vita non è con me, dopo 5+5 anni che ci conosciamo+vogliamo vedere cosa riusciamo a fare insieme in ’sto mondo. Passi, per carità, non è mica questo il problema. Il problema è che, per tante ragioni inoppugnabili dal lato logico, si è chiuso in casa con i suoi per mettere una buona volta all’angolo l’Università. Auspicabile, peccato che così tutto quel che fa è studiare, correre e moddare - e dopo 30 secondi io ho finito gli argomenti di conversazione. Mi tira l’anima chiedergli ogni giorno “come va con lo studio?” perchè al telefono senti che gli crolla la faccia, sembra che gli metti fretta e gli rinfacci quel che è e non è, “come è andato l’allenamento” perchè al di là di termini tecnici imparati, gare seguite e tante partecipazione affettiva, tu che non corri non capisci cosa ci sia nell’andare in pista a sputare l’anima; vorresti capire anche tu, scendi anche in pista con tempi e tute improbabili per provarci, ma niente, quella magia non è tua, e al di là di qualche cifra non riesci ad andare; “come va coi tuoi?” mi ricorda che è esattamente nel posto in cui non avrei mai più voluto vederlo, e che tanto finchè non sarà arrivato allo scontro fisico o giù di lì per lui qualunque screzio sarà sempre un avvenimento di poco conto, che mi racconta giusto per non tenermi al’oscuro, ma che tanto… (sono i miei genitori, cosa ci posso fare, vabbè, etc etc etc). Gli chiedo poco, perchè io chiedo male, e se chiedo mi sento peggio a sentire le risposte. Ma se non chiedo mi sento tagliata fuori ogni giorno di un pezzo dalla sua vita.

Tirèmm’innànz, comunque.


Sono a casa?

7 Ottobre 2007

Bon. Eccomi qua nella nuova magione bolognese, trovata fortunosamente (nel senso di “botta di culo”) nel mentre della tesi.

Bella ampia, in un condominio bello ampio come tanti qui. Una doppia larga quanto una piazza d’arme, una casa ordinata e pulita.
Un salottino iniziale, con divano. E con una TV 12 pollici che urla a due metri dal mio letto, pareti in carta (neanche pesta)!

Doppi vetri appena messi. E coinquiline con la tendenza a tenerli aperti!

Zona tranquilla, tutto sommato servita dai bus meglio che la precedente magione. Peccato che anche questa sia in culo ai lupi rispetto al mio posto di lavoro!

>250 € di solo affitto. Cui aggiungere bollette e internet. Ma il contratto è totalmente regolare, c’è anche il mio nome sopra (onde evitare piccole disavventure già vissute in un ormai lontano passato)

Muri scrostati. Ma forse a marzo il padrone li fa riverniciare (a prezzo di un piccolo “favore fiscale”).

Ben ammobiliata. Con mobili vecchi.

C’è sempre la cara vecchia Coop. Il supermercato più triste della catena, con ogni probabilità…e non hanno neanche il salvatempo!

Boh, che dire… Sono a casa?