Saperlo prima era meglio
15 Luglio 2008Pazienza.
Una ricarica per il cellulare, due dita incrociate, (molta) più stanchezza di quel che servirebbe.
E si riparte.
Pazienza.
Una ricarica per il cellulare, due dita incrociate, (molta) più stanchezza di quel che servirebbe.
E si riparte.
Dopo l’arte della self defence (cit.), il silicio#01, il silicio#02, la meno peggio quota rosa, l’ingranaggio dentato ed il silicio #03… vendesi acquari di cartone, guinzagli di salsiccia, acqua liofilizzata e stecche da hockey in pongo!
Prevedibile.
Da quando ho preso la grammatica di Ceco non l’ho più aperta. Ed ora è lì, che mi guarda con disapprovazione.
La mia vita è un ateo rosario di ubbìe, che sgrano con dedizione quasi quotidiana.
Jsem unavená.
Una maledetta cogliona. Ecco come mi sento da stamattina.
Nulla di più, nulla di meno.
Aria sballottami.
Acqua affogami.
Fuoco bruciami.
O, più classicamente, Terra inghiottimi.
Sigh.
Decisa più che mai a condurre una vita normale ora che non sono più studente ed ho un lavoro serio (“Ma non hai un lavoro…sei ancora studente! E di dottorato, per di più!” BONK! Deinè tramortisce la voce interiore con un martellone, come nei migliori manga), mi sono pure iscritta in palestra.
Frequento questo ambiente denso di sudore, testosterone e integratori ormai da un mese e mezzo, e ci ho trascinato pure il Compagno.
I riusltati cominciano a vedersi, sopratutto dal lato psicologico-estetico, la qual cosa mi rende schiava di questa attività, tanto per citare la mia collega di avventure.
Tuttavia il Compagno mi ha fatto notare la futilità oserei direi ontologica che sta alla base di questa mia nuova attività. Voglio dire, io vado lì a pompare forza o resistenza nei miei muscoli. Chiaramente la cosa potrà tornarmi utile, per esempio se questa estate andrò in montagna e vorrò arrampicarmi da qualche parte, le mie braccia sosterranno meglio lo sforzo. MA, d’altra parte, se arrampicarsi fosse una componente necessaria della mia vita (che so, come nelle migliori storie eroiche devo scavallare due valli piene di belve insidiose ogni mattina per poter andare a scuola), i muscoli necessari li avrei già!
Meditate, gente, meditate… Intanto io vado a fare un’altra serie da 10 x 4kg di alzate per le spalle!
A metà aprile sono stata “in missione” a Praga un paio di giorni. Vi ricordate? Il mio supervisor ed io eravamo rimasti in parola col Catalista dagli Occhi di Ghiaccio per andare a fargli visita e pianificare un progetto di ricerca (per la conquista del mondo, ovviamente) congiunto.
Mentre andavamo al Marconi a prendere l’aeromobile, il mio supervisor si ricorda di dirmi che pensava di mandarmi a Praga per tre mesi. A settembre. Di quest’anno. Sempre se non do fastidio là da loro, eh. E fra le varie cose stiamo andando dal Catalista dagli Occhi di Ghiaccio per dire anche a lui questa novità.
Ottimo.
Se uniamo a questo progetto la mia intrinseca follia e l’occasione di avere in dipartimento fra i dottorandi del mio ciclo una ragazza della Repubblica Ceca….esatto, ogi ho acquistato una grammatica di ceco.
Stampata nel 1994, impostazione grafica essenziale (fra una vecchia grammatica di latino e un testo di marxismo-leninismo dell’ex-URSS), sintetici ma abbondanti i contenuti.
Un paio di chicche, in anteprima:
“Il sistema vocalico ceco è diverso da quello italiano” Bene. “in ceco si hanno vocali brevi e lunghe”. Ah-ha. E poi?
“il sistema consonantico ceco comprende 25 consonanti [...] Importante è la distinzione fra consonanti dolci, dure ed ambigue” Solo per l’ultima classificazione, questa lingua mi piace già.
“Gruppi consonantici
Nella pronuncia colta, i gruppi consonantici si pronunciano.” Ecco.
Due paroline in più su pronuncia colta e bbburina, su come effettivamente vanno pronunciati e che grado di libertà mi posso prendere? No.
Però qualche pagina più in là ti dice come si pronuncia un avverbio a seconda se sei in Boemia o in Moravia.
Ah, e c’è pure il glottal stop. Mi sono rovinata con le mie mani.
Na shledanou.
Voci non controllate la danno viva e in pessimo stato.
No, dico, ma sarà possibile ammalarsi all’inizio del ponte del 25 aprile e non riuscire ad uscirne prima del ponte del 1° maggio?
Giornata inutile. Non riesco a capire se sto lavorando o no, se mi sto stancando o sono già stanca, se quello che sto facendo è utile o no, ha senso o no.
Ma so per certo che mi stanno prendendo in giro in molti. In troppi.
Ben mi sta, è giusto pagarle, le ubbìe accademiche.
Una giornata talmente inutile che non vedo il motivo di prendere un caffè.
Vado a perdermi in un bicchiere d’acqua, per restare in sintonia organolettica.
Io no. Mi sembrerebbe una cosa paradossale. E forse anche un po’ arrogante. In fondo, chi sono io in confronto a loro?
Per questo non ho (ancora) spiegato al filtro antispam di Gmail che un certo mittente “Google Calendar” quando mi manda i suoi promemoria, tutto sommato, secondo me è da considerarsi affidabile.
Ero lì, senza nulla da fare, senza correlazioni lineari in mano (che agli scienziati sperimentali, va’ a capire perchè, le correlazioni lineari piacciono abbestia), senza più fiducia in nessuna pratica linearizzante dei dati, quando mi capita sott’occhio questo gustoso concentrato di boriosità.
Avendo avuto l’enorme fortuna di andare di persona a respirare l’aria degli start-uppers le affermazioni di questo rampante-vincente (sì però diteglielo che gli anni ‘80 son finiti, e non basta andare in infradito al lavoro per dimostrare di averlo capito) non mi hanno stupito, non a sufficienza per dire qualche parolina su di lui su questo mio piccolo quaderno aperto al pubblico.
Tuttavia, continuando a mancarmi correlazioni lineari fra i dati, ho navigato un po’ attorno a quest’isola infelice di post, trovandone uno che dice quasi tutto quello che avrei potuto scrivere io, con in più un bagaglio di esperienza pratica nel settore.
Cosa ho imparato oggi: