We call it ES-EF-AI-GI-EI
1 Maggio 2008Voci non controllate la danno viva e in pessimo stato.
No, dico, ma sarà possibile ammalarsi all’inizio del ponte del 25 aprile e non riuscire ad uscirne prima del ponte del 1° maggio?
Voci non controllate la danno viva e in pessimo stato.
No, dico, ma sarà possibile ammalarsi all’inizio del ponte del 25 aprile e non riuscire ad uscirne prima del ponte del 1° maggio?
Giornata inutile. Non riesco a capire se sto lavorando o no, se mi sto stancando o sono già stanca, se quello che sto facendo è utile o no, ha senso o no.
Ma so per certo che mi stanno prendendo in giro in molti. In troppi.
Ben mi sta, è giusto pagarle, le ubbìe accademiche.
Una giornata talmente inutile che non vedo il motivo di prendere un caffè.
Vado a perdermi in un bicchiere d’acqua, per restare in sintonia organolettica.
…o Signore della Chimica Accademica, fa’ che la meritocrazia si ammali leggermente per qualche giorno, dimodochè stimatacollega venga presa per quel diavolo di dottorato extracomunitario e sparisca dalla circolazione.
Amen
EDIT (dopo neanche 1h con lei): Ti prego. Tipregotipregotiprego. Ti plplplplplplpleeeego, Eddie!!
Eravamo pronti, in numero sufficiente ad impossessarci di San Marino.
Abbiamo desistito in fretta: cos’è un fazzoletto di terra striminzito e gobboso in confronto ad un rito sciamanico di tre - e dico tre - ore filate?
E meno male che non siamo partiti alla conquista: l’emozione di sentire l’intero Datch forum intonare senza musica “Nona Lucia” - nessuna esitazione, nessun errore, nessuna voce a defilarsi perché non sapeva più le parole - se ci avesse lasciato fare gliela avremmo cantata tutta. Credo di essere stata così emozionata poche volte, e spero che il Davide si sia meritatamente goduto il momento di gloria.
Concerto grandioso, in tre ore ha potuto fare come da contratto quasi tutto l’album nuovo (e in fondo ci sta, visto che è la prima volta che un disco in dialetto tremezzino arriva al quarto posto in classifica), ma anche quasi tutti i classici della sua carriera. Peccato solo per Madame Falena; già abbandonata una volta, speriamo non se la prenda col nostro.
Balere, cyberfolk e curiere trascinanti, “De sfroos” finale d’obbligo, quasi come inno di tutti gli 11.000 sfrusaduri ad honorem del Forum. E, vuoi per la quantità di gente, vuoi per il trasporto che anche il Nostro aveva, una “Pulenta e galena fregia” capace di commuovermi.
Un arrivederci alla prossima a tutti, sciamani e gente di New Orleans, al Cimino, al Genesio, al costruttore di motoscafi e ai muratori di Frontale, a tutti quelli del Datch, ma sopratutto a colei che ha reso possibile per me tutto questo e che non ha poi potuto prendervi parte. Restiamo all’erta, pronte a riprovarci!
Nun che vemm de sfroos! De sfroos! De sfroos! Nun che vemm de sfroos! De sfroos!
Lolllorolollo, lo lo lo lo lo loooo
Ero lì, senza nulla da fare, senza correlazioni lineari in mano (che agli scienziati sperimentali, va’ a capire perchè, le correlazioni lineari piacciono abbestia), senza più fiducia in nessuna pratica linearizzante dei dati, quando mi capita sott’occhio questo gustoso concentrato di boriosità.
Avendo avuto l’enorme fortuna di andare di persona a respirare l’aria degli start-uppers le affermazioni di questo rampante-vincente (sì però diteglielo che gli anni ‘80 son finiti, e non basta andare in infradito al lavoro per dimostrare di averlo capito) non mi hanno stupito, non a sufficienza per dire qualche parolina su di lui su questo mio piccolo quaderno aperto al pubblico.
Tuttavia, continuando a mancarmi correlazioni lineari fra i dati, ho navigato un po’ attorno a quest’isola infelice di post, trovandone uno che dice quasi tutto quello che avrei potuto scrivere io, con in più un bagaglio di esperienza pratica nel settore.
Cosa ho imparato oggi:
Le trasmissioni saranno riprese il più presto possibile.
Ad esempio, appena la mia vita presenterà una svolta significativa rispetto ad ora.
Non me ne vogliano tutte le persone che ogni giorno mi regalano compagnia, pazienza, consigli, storie, esperienza e sorrisi, ma finchè ogni volta che mi metto al pc non mi viene in mente altro da scrivere che lamentele su dove vivo, su quanto è difficile al giorno d’oggi riuscire a convivere serenamente fra estranei, su come e con chi vorrei convivere, su come alcune persone gestiscono o non sanno gestire la loro vita e via di seguito, beh, vuol dire che la mia testa è un po’ andata in saturazione su queste tematiche. Chissà perchè.
Però, prima di rompere le scatole ai volonterosi che mi leggono e prima di vergognarmi negli anni futuri con me stessa per essermi pianta tanto addosso, preferisco sospendere per un po’ la narrazione - cosa che in realtà avevo già implicitamente fatto: per onestà verso me stessa e gli altri, scrivo queste righe per spiegarlo a chi non vive nella mia testa e non può arrivarci per divina intuizione.
La parte positiva della cosa è quando mi rimetterò a scrivere sarà successo qualcosa di strafigo: rimaniamo tutti in fremente attesa di ciò.
Infatti è difficile che per stasera io possa riceverne da altri. Nel giro di 30 minuti e due telefonate ho fatto arrabbiare Mamma e Compagno, trattandoli a quanto pare malissimo, o comunque come un’isterica. Il tutto ovviamente senza volere.
Diciamo che ci sono giorni così, in cui l’opportunità la lascio da qualche parte e poi non ricordo più dove.
Complimenti, comunque.
Ho rincontrato degli amici che non vedevo da un sacco di tempo.
Oddio, più che amici potremmo pensarli come dei cugini adottivi; sapete, quei parenti più grandi che intravedi ad un qualche matrimonio da piccola e ne resti folgorata. Non sempre, o non necessariamente, come prime prove di infatuazione adolescenziale primaticcia, ma più in generale come “i cuggini grandi”, quelli che bene o male sanno fare qualcosa che tu daresti un rene per saperla fare come loro, e con loro essere ammessa nella cerchia di chi sa fare questa cosa: potrebbe essere arrampicarsi sui muri, andare in moto o, perché no, cantare.
Quei cuggini - in questo caso una prima distorta applicazione degli ormoni c’è - che per quanto col senno di poi ti accorgerai essere modesti inquilini del condominio dei bellocci/passabili, dalla folgorazione in poi per la tua mente risiederanno stabilmente nell’empireo dei belli.
Questi “cuginoni” li avevo incontrati a 12 anni. Valgono tutte le considerazioni di cui sopra: vagamente passabili, con il loro hobby strafigo che avrei dato un rene per saperlo fare anche io, per poter esserci anche io con loro a divertirmi. Ne consegue un’abbondante fetta di pensiero quotidianamente dedicata a loro, un’improvvisa passione per quel che facevano, con tanto di studi, documentazione, ampia preparazione teorica coltivata rigorosamente in solitaria. Va da sé che questo metodo è il migliore per idealizzare delle persone, e di conseguenza rimanere delusa da un successivo incontro con loro: non hai fatto altro che pensare a loro, quando li rivedi non ti considerano minimamente - per loro sei una dei tanti, era per te che erano grandiosi - beh, ti rendi di conto colpo che sono persone, manco li conosci, e tanti saluti.
Ma gli anni del sogno non si dimenticano, l’ammirazione non era mai venuta meno, e in fondo non ci si era fatto nulla di male a vicenda, e quindi quando ho avuto l’occasione di rincontrarli di nuovo sono davvero corsa. E l’incontro è stato piacevolissimo.
Siamo cresciuti, tutti.
Io ho passato gli anni orrendi e meravigliosi del liceo, ho finito pure l’università. Ho trovato molti più amici di quanto mi sarei aspettata, ho gettato le basi per una mia vita, ho trovato un compagno di strada. Mi spiace che non lo sappiano - mi costa poco nutrire l’illusione che magari potrebbe pure interessargli.
So invece che loro hanno girato il mondo, senza mai smettere di essere bravissimi. Qualcuno è diventato padre, qualcuno che non se lo sarebbe mai aspettato ha trovato l’amore, qualcuno che non mi sarei mai aspettata cambiasse non è - coerentemente - cambiato, tutti stanno continuando a mettere a frutto con fantasia e passione le capacità per cui li ho sempre ammirati, coinvolgendo anche persone importanti nel loro modo di fare musica.
Bentornati ragazzi. Ho scoperto che in questi 10 anni mi siete mancati, spero di potervi vedere presto “dal vivo”.
No, dico: quelle tre Moire (Orfei, naturalmente) in casa con me mi hanno tirato un cazziatone epocale neanche 2 settimane fa perchè non compro di persona la carta igienica (e non chiedetemi di spiegare di più, perchè è la volta che divento volgare - oppure, ripensandoci, potreste anche chiedermelo così almeno aumenterebero i commenti ed il dibattito sul mio blog).
Io l’ho comprata 10 giorni fa, e oggi è finita.
1 confezione da 10 rotoli / 10 giorni = 1 rotolo/giorno
…1 rotolo/giorno ?!?!?
No, vabbè: in tre contro una non mi ci metto neanche.
Spero solo che questo ritmo di consumo sia giustificato dal fatto che la mangiano, e perciò finiranno presto intossicate dalle morbide fibre di cellulosa (che, come noto ai più, ma non credo di certo a loro tre, noi umani digeriamo a fatica).
Ieri sera ha fatto il pane in casa.
Perché ha i piedi per terra e la testa in troppi futuri possibili contemporaneamente, e in mezzo ci sono due mani che non sa lasciare lì, una nell’altra.
E oggi mi ha portato un panino di quelli che ha fatto. Avvolto quasi con cura in un tovagliolo di cartaplastica.
E io mi sono quasi commossa. Spero, oltre all’espressione ebete, di averci messo anche il meno peggio dei miei sorrisi.
P.S. Il panino era davvero buono, per la cronaca. Bello a vedersi, e percepibilmente nutriente.
Adoro questa generazione di “uomini di casa”.